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Chiesa parrocchiale di Santa Maria del Cerro

CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA MARIA DEL CERRO

Breve storia: dalla fondazione alla consacrazione

Piazza Santa MariaLa chiesa di Santa Maria del Cerro è stata costruita alla fine del XIII secolo, più precisamente tra il 1280 e il 1287, per volontà di Ottone Visconti, arcivescovo e primo signore di Milano, vicino al proprio castello, adiacente la piazza S.Maria e tutt’ora esistente benchè rivisitato nel 1808.
La prima notizia scritta circa la chiesa è rintracciabile nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, un catalogo di edifici di culto redatto da Goffredo da Bussero nel 1290. In esso le chiese vengono distinte secondo l’ubicazione del quartiere di appartenenza ma nel caso di S.Maria è indicato il nome del Comune per intero, dovuto infatti alla preminenza dei Visconti in paese, i quali avevano lo iuspatronato sulla chiesa costruita dal loro capostipite Ottone. Nel documento si registrano, quanto alla parte di Cassano Magnago queste chiese:


- Santa Maria (Cassano Magnago)
- San Martino (Cassano)
- San Maurizio (Cassano)
- San Giulio (Magnago)

- e un non meglio precisato Santi Vitale e Valeria presso San Giulio (Magnago).


Successivamente, viene riconosciuta nel 1398 come cappella dipendente dalla pieve di Gallarate (Notitiae Cleri) e nel 1564 (Liber Seminarii) come rettoria. Dal concilio di Trento (1545-1563) sarà ricorrente l’intitolazione di Parrocchia. Sappiamo tuttavia che la chiesa non fu da sempre parrocchiale: in un primo tempo la cura pastorale dei fedeli era affidata alla chiesa di San Martino e poi – secondo alcune ipotesi – dal 1461 passò a Santa Maria, ritenuta già più importante.
Le prime descrizioni accurate dell'antica chiesa giungono a noi dalla visita di Padre Leonetto Chiavone del 1566, eseguita in vista di quella ufficiale dell’Arcivescovo Carlo Borromeo avvenuta nel 1570; importantissime sono infatti le sue Ordinationi, ovvero i decreti che il santo arcivescovo dispose per le sistemazioni, gli adeguamenti e i restauri da operarsi in chiesa. Descrizioni più precise verranno date da Federico Borromeo, suo cugino, nella Visitatio del 1622: in origine l’edificio era di minor grandezza – mt.24x18 – e l’orientamento era opposto a quello attuale, con l’abside verso oriente (dalla parte dell’attuale ingresso) e l’entrata sul lato ovest. All’esterno dell’abside trovava posto un piccolo cimitero, anche se altre e più importanti tombe – come quella della famiglia Visconti – erano collocate all’interno della chiesa. La Cappella Maggiore, dove era posto l’altare aveva il coro ed era interamente affrescata; vi erano poi l’altare di Sant’Antonio e quello della Natività di Maria al termine delle navate laterali e un terzo altare, dedicato a San Carlo, in una cappella laterale a nord, proprio la stessa di oggi; il battistero era collocato nella prima cappella a sinistra ed era di forma esagonale, anch’essa affrescata.
Nel corso del XVIII secolo si provvide ad ulteriori migliorie ma la chiesa restò sostanzialmente invariata nella struttura sino al 1825 quando il parroco, Don Ignazio Bianchi, ritenendo l'edificio vetusto e incompatibile con le esigenze di culto della popolazione, si prodigò per un radicale intervento di trasformazione della chiesa affidandosi all’Ing. Caimi. L'edificio medievale venne conservato e mantenuto, fu però abbattuta la facciata ad ovest e, presso l'antica piazza si costruì l'attuale presbiterio ed il transetto; la parete absidale della cappella maggiore, orientata ad est, venne in parte demolita per creare il vestibolo d'ingresso: ciò permise di lasciare parzialmente intatta la struttura muraria della parte absidale, delle navate e di mantenere inalterato il profilo romanico lombardo del tipico campanile in cotto a vista. Nel 1830 la chiesa misurava mt.35x25 e i lavori erano conclusi.
Per tutto il resto del XIX secolo la chiesa fu scenario e cantiere di un’ innumerevole serie di opere volte al suo completamento e abbellimento che ebbero il loro culmine l’8 maggio 1897 quando il Beato Cardinale Andrea Carlo Ferrari, Arcivescovo di Milano, celebrò il rito della ri-consacrazione della rinnovata parrocchia.

Presbiterio della chiesa con altare parato a festa per le solennità

Visita e descrizione
Esterno
Campanile e campane

Il campanile (37,16 mt), sulla cui bandierina segnavento è traforata la biscia viscontea, è datato tra il XIII e il XIV secolo ed è in stile romanico lombardo. Sulla facciata del campanile notiamo altri elementi decorativi tra cui l'orologio, una lapide e un angelo di marmo che commemorano la prematura scomparsa, nel 1939, della figlia del benefattore Cav. Fontana. Più in basso una lapide raffigura una dama che regge uno scudo e dei cimieri decorati ancora una volta con il simbolo della casa Visconti: il biscione. Questa opera scultorea risalirebbe al tardo Trecento o al primo Quattrocento. La cella campanaria ospita un solenne concerto ambrosiano di sei bronzi in LA2, fusi nel 1883 dalla ditta G. Pruneri di Grosio Valtellina, per un totale di q. 86,482. La grandiosa opera fu commissionata dal parroco Pietro Galimberti, che volle sostituirle al precedente concerto: il solo attuale campanone (q.26) pesa quasi quanto le cinque precedenti campane (q.29).

Facciata
L'attuale facciata è stata realizzata nel 1885 su disegno dell'architetto Maciachini. È divisa in due registri: sotto si apre al centro il portale d'ingresso e sono collocate due lapidi che commemorano i parroci Don Pietro Galimberti (a destra) e Don Giuseppe Castiglioni (a destra); sopra è suddivisa in tre campi da lesene corinzie e sono raffigurati i momenti dell'Assunzione di Maria (al centro e originale) e l'Annunciazione (ai lati, opera di G.Antognazza, del 1979). L’area del vecchio cimitero venne quindi destinata alla gradinata, eseguita nel 1936, necessaria per compensare il dislivello esistente tra il piano stradale e il pavimento della chiesa poggiante sulle fondamenta del primo tempio, che contiene vari sepolcri, dove sono inumate le salme di alcuni Visconti e parroci.
Presso la piazza si trova l’antica colonna votiva sulla cui cima si trova la statua di San Cristoforo; la base, che riporta incisioni cancellate durante la Repubblica Cisalpina, riporta solo la data del 1724.Assunzione della Vergine Maria”, cupola della chiesa, affresco di L.Morgari, 1896

Interno
Cappelle

All'interno, su una pianta a croce latina, si aprono tre navate di cui la centrale coperta da un soffitto a volta a botte, le due navate laterali a vela; lungo esse si aprono sei cappelle. Presso la navata meridionale si susseguono le cappelle del Battistero (rinnovata nel 1936), la cappella del Sacro Cuore, la cappella dell'Assunta che ospita l'altare nella cui nicchia è custodita la statua della santa titolare della parrocchia (eseguita nel 1907 dalla scuola salesiana di Milano su disegno di L.Morgari). Lungo la navata settentrionale si trovano la cappella degli "strappi" che conserva pregevoli strappi d'affresco del catino absidale dell'antica chiesa (risalenti al 1597 circa e attribuiti alla scuola di Pier Francesco Mazzucchelli, in arte "il Morazzone"), la cappella di San Carlo (edificata nel Seicento con relativa statua del secolo XVII), la cappella del Crocifisso la cui nicchia dell'altare ospita un gruppo scultoreo progettato ed eseguito dai medesimi della statua dell'Assunta.
Al termine di questa navata, a lato del presbiterio, si apre la cappella dell'Addolorata (1934): pensata per la dottrina dei fanciulli e l’adunanza dei membri delle Confraternite o delle associazioni cattoliche, viene utilizzata oggi per la liturgia feriale. Interessanti alcune opere in essa custodite tra cui una tela del secolo XVIII raffigurante la Madonna Addolorata in presenza della Corona di Spine.


Presbiterio
Il presbiterio, come il transetto, è l’area costruita totalmente ex novo dopo il rifacimento e l’inversione di orientamento della chiesa avvenuta tra il 1825 e il 1830. Saliti tre gradini dal pavimento della chiesa (1921 come riportato all'ingresso) si trova subito la mensa, o altare minore, rivolto al popolo dal 1977, coperto da un pregevole paliotto metallico dorato e argentato del 1899 raffigurante il Cenacolo di Leonardo da Vinci, attorniato da alcune nicchie e svariati motivi floreali o simbologie sacre: è opera di Francesco Cervini. Dietro si distingue l'altar maggiore, eseguito nel 1802-1805 già per l'antica chiesa e qui riposizionato durante il rifacimento del tempio. La mensa si apre davanti al tabernacolo marmoreo il quale è sormontato dal ciborio; due angeli decorano la parte superiore delle predelle e queste, nelle solennità, ospitano diversi candelabri, statue e busti reliquiari di santi di fine fattura sempre opera del Cervini e commissionate da Don Castiglioni. Chiude l’abside il coro ligneo intagliato risalente al 1835.
A lato del presbiterio sorge la Sacrestia che, oltre le svariate suppellettili sacre, custodisce alcuni oli su tela risalenti al periodo controriformistico come le tele sorelle dei Santi Filippo e Tommaso o la più ricercata tela del San Girolamo.

Decorazione
Fiore all'occhiello della chiesa è il formidabile ciclo di ventuno affreschi cui si aggiungono tutte le altre superfici minori e persino gli stucchi. La maggior parte dei dipinti e delle decorazioni fu realizzato tra il 1895 e il 1897; il resto si compì nel 1905. Nelle due fasi operarono i medesimi artisti: come pittore Luigi Morgari e come decoratore Aristide Secchi. Inoltre questi stessi soggetti furono pensati con la preparazione teologica dell'allora parroco Don Giuseppe Castiglioni (del quale abbiamo un ritratto nella scena del Lasciate che i fanciulli vengano a me, sopra la porta d’accesso della Cappella dell’Addolorata).
Le navate minori sono occupate principalmente da soggetti di santi cari alla tradizione, le decorazioni delle pareti di fondo, degli intradossi delle arcate e dei pilastri nonché le statue rivelano che la parte destra della chiesa è riservata agli uomini e quella di sinistra alle donne, come era usanza fino a qualche decennio fa: ad esempio troviamo il Martirio di Sant'Agnese sopra uno dei due confessionali del XVIII secolo, Sant'Agata in carcere o, dalla parte opposta della chiesa, San Giovanni Battista alla corte di Erode, Sant'Isidoro in preghiera).
La volta, proprio per la sua posizione, viene decorata con scene cariche di una tensione verso l'alto: a partire dall’organo troviamo San Francesco riceve le stigmate (con santi e laici di ispirazione francescana tra cui Giotto, Dante e Cristoforo Colombo), La risurrezione, Gloria di San Luigi Gonzaga. Oltre la volta campeggia, all’incrocio col transetto, l’imponente cupola. La superficie è completamente affrescata con L’Assunzione della Vergine: elevata al centro dell’immagine, sospesa sopra una nube, Maria viene condotta verso la Trinità attraverso un fascio di luce intorno al quale gioiosamente danzano alcuni Angeli. Intorno, diversi personaggi collegati a Lei, sia dell’Antico Testamento, sia del Nuovo, sia della storia della Chiesa, concorrono alla sua gloria in questo tripudio divino.
Il presbiterio è decorato con le scene neotestamentarie de L'adorazione dei Magi e la Deposizione e compianto sul Cristo morto. Assolutamente degna di nota è una lunetta della volta che rappresenta l' invenzione della Sacra Spina da parte di San Carlo, fatto storico avvenuto nel vicino castello visconteo la notte del 23 giugno 1570. Di fronte a questo, sempre in una lunetta, è immortalata La Strage degli Innocenti. Di assoluta complessità teologica e di efficace sintesi stilistica sono le decorazioni delle cappelle laterali dell'Assunta e del Crocifisso dove troviamo i temi del Purgatorio, Le Glorie di Maria, L'Esaltazione della Croce, L'agonia di Gesù.

Organo
Non ancora conclusi i lavori di adattamento e ingrandimento della chiesa nel 1829, si pensò all'installazione di un nuovo organo e si considerò adatta alla collocazione del grande strumento la controfacciata (ciò che rimaneva della Cappella Maggiore medievale). Don Ignazio Bianchi e la Fabbriceria parrocchiale commissionarono a Gerolamo Carrera, noto organaro di Legnano, un imponente progetto che fu portato a termine nel 1834 con la fabbricazione dello strumento ancora presente in chiesa. Il materiale fonico fu in gran parte predisposto dal Carrera, il quale però riutilizzò diverse componenti già in loco (alcune già del XVI secolo); lo strumento, a trasmissione meccanica, possiede una pedaliera di 27 note, 2 tastiere, 39 registri e 1812 canne. Lo storico organo, il cui ultimo restauro significativo è avvenuto nel 1992-93 ad opera della Ditta Mascioni, è usato ancora in tutte le liturgie e può vantare una notevole capacità espressiva e un'eccellente qualità del tono. La cantoria lignea è decorata con diversi pannelli raffiguranti strumenti musicali e, al centro, la scena del trasporto dell’arca dell’allenza nella Terra Promessa.

Organo Gerolamo Carrera del 1833-34 in controfacciata


Le reliquie
La chiesa di Santa Maria conserva gelosamente circa 350 reliquie di martiri e santi, raccolte lungo i secoli in artistici e preziosi reliquiari, e soprattutto custodisce con venerazione da oltre 450 anni un’insigne reliquia: la Sacra Spina, che la tradizione fa risalire ad una delle spine della corona che Cristo portò sul capo. Questa, che con altre reliquie era nel vicino Castello Visconteo, fu traslata nella chiesa parrocchiale da San Carlo Borromeo in occasione della sua visita pastorale, il 24 giugno 1570 su richiesta dello stesso feudatario di allora, Gaspare Visconti, stante la vicenda storica. Un’altra versione circa il rinvenimento del sacro oggetto, portato da Colonia a Cassano Magnago da Princivalle Visconti prima del 1558, è avvolto nella leggenda. Durante la sua visita, San Carlo alloggiava nel castello; illuminato soprannaturalmente nella notte, seppe che nel segreto di un armadio era nascosta una spina della corona di Cristo. Radunata la famiglia dei Visconti e il parroco, un falegname scassinò l’armadio ove si trovò quanto San Carlo aveva dichiarato, come rappresentato per mano del Morgari all’interno della chiesa.
La presenza della Sacra Spina ha dato origine alla Festa Patronale di Santa Croce, che si celebra ogni anno nella prima domenica di maggio, con la caratteristica sacra rappresentazione della Passione di Gesù e la solenne processione con la reliquia, già documentata da Federico Borromeo nel 1622 e dichiarata “di antica consuetudine”.

Reliquiario della Sacra Spina (metà XVIII secolo)

Origine del nome e toponomastica
Certo evidente è la dedicazione alla Vergine, ma sull'origine del nome Cerro vi sono due ipotesi attendibili: la prima suggerisce la derivazione dal termine “ker”, lemma celtico che significa “altura”, in riferimento alla posizione della chiesa. La seconda invece richiama la pianta di cerro, appartenente alla famiglia delle querce, che si trova nella piazza antistante. Il cerro che oggi è presente davanti alla chiesa ne sostituisce un altro abbattuto da un fulmine nel 1922, il quale sostituiva a sua volta l’albero plurisecolare, morto nel 1821.

Chiese sussidiarie e ultimi sviluppi

La chiesa di Santa Maria è stata il centro ideale di convergenza spirituale e di incontro sociale per una parte della popolazione di Cassano Magnago e ha visto i circa 700 fedeli del 1830 aumentare e passare ai più di 7.000 dei nostri giorni. Per un’adeguata assistenza spirituale e il servizio religioso relativo, sul territorio sono state edificate diverse chiese, in periodi storici differenti, precisamente:
L’antica chiesa di San Martino, VIII secolo, poi abbattuta e riedificata negli anni Ottanta in altro loco; la chiesa di San Maurizio, antecedente al XIII secolo (forse anno Mille), di cui rimane solamente la torre campanaria; l’antica chiesa di San Giorgio in Campora, XIII secolo, attualmente dedicata a Sant’Anna; la chiesa di San Rocco in Soiano, XV secolo, sita di fronte a Villa Oliva e poi divenuta abitazione; l’oratorio di San Rocchino, XV secolo, ridotto a cappella nel 1931; l’oratorio di Santa Croce, XVII secolo, abbattuto e ricostruito all’interno della villa “Della Rocca”, ora sede Comunità Emmanuel, e quindi dedicato a Sant’Elena.

Come il secolo XIX, anche nel XX gli organi amministrativi della parrocchia non solo si adoperarono per incrementare od eguagliare il patrimonio lasciato dai padri ma si incominciò a mantenerlo per quanto possibile. A più riprese furono attivati cantieri e progetti di restauro delle molte opere che nei secoli si sono depositate presso questo centro religioso.
Nei primissimi anni 2000 la parrocchia cedette in comodato d’uso al neonato Museo Diocesano di Milano quattro opere di notevole interesse e motivo d’orgoglio: un calice d’argento del 1888, uo stendardo processionale del 1765, un reliquiario a forma di angelo del XVII secolo e, soprattutto, la pregevole tela della “Madonna con bambino e angeli” di Andrea Mainardi -in arte “il Chiaveghino”- del 1601.
Il percorso di fede della parrocchia di Santa Maria del Cerro, dal 2008, è stato inserito in una collaborazione tra le altre parrocchie cittadine di San Giulio e di San Pietro, con le quali ha dato vita alla Comunità Pastorale San Maurizio.

(a cura di G.Ferrarato) 

Pala d’altare raffigurante la Madonna con Bambino e angeli

Pala d’altare del Chiaveghino raffigurante la Madonna con Bambino e angeli, del 1601 e oggi conservata presso il Museo Diocesano di Milano.

Bibliografia e riferimenti (tra cui una più ampia documentazione si può trovare nelle pubblicazioni parrocchiali disponibili in S.Maria):


Don Giulio Colombo (a cura di): “1570 – 1970 S. Carlo e la S. Spina”; Ed. Parrocchia di Santa Maria del Cerro, 1970
Don Giulio Colombo: “S. Maria del Cerro in Cassano Magnago – 150 anni di storia e d’arte”; Nuove Edizioni Duomo – Milano, 1980
Comunità parrocchiale S. Maria del Cerro (AA.VV): “Il restauro dell’organo 1992-1993”; presso Fratelli Crespi Industria Grafica, 1993
Achille Abramo Saporiti, foto L.Taboga: “La catechesi negli affreschi di Luigi Morgari nella Chiesa di S. Maria del Cerro di Cassano Magnago”; Ed. Parrocchia di Santa Maria del Cerro presso Fratelli Crespi Industria Grafica, 2001
Achielle Abramo Saporiti: “Vox Domini” 1883-2002 Storia e cronaca dell’artistico concerto di campane di S.Maria del Cerro; Ed. Parrocchia di Santa Maria del Cerro presso Fratelli Creaspi Industria Grafica, 2002
Marco Pippione: “Cassano Magnago: la nostra storia”; Ed. Crespi, 2002
M.Puricelli, G. Ferrarato: 450° Anniversario della Traslazione della Sacra Spina dal castello alla chiesa parrocchiale di Santa Maria del Cerro per opera di San Carlo Borromeo nel 1570; Comunità Pastorale S.Maurizio, Ed. Crespi 2020
Sito internet Comunità Pastorale San Maurizio- voce: “Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Cerro”

 

 

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